La nuova rete 5G un nuovo standard di comunicazione? Seconda parte

Di Giovanni Rodini

 

Questa volta il telefono squilla più a lungo. Sto per desistere quando sento la voce di Nicolò dall’altro apparecchio. Un tempo mi sarebbe stato naturale dire “dall’altro capo del filo”, ma oggi è un’espressione che scivola lenta verso la desuetudine; i fili non ci sono più. Qualcosa ha preso il loro posto e ha la forma di un enorme rete lanciata in un mare di ripetitori, dove tra i tanti pesci ci siamo anche noi. Ma anche questa rete, fatta di fili che non si vedono, sta per cambiare e le sue maglie stanno per essere rafforzate. Si trasformeranno in sottilissimi tubi di corrente, capaci di stringere ogni cosa in un energico abbraccio. Ogni cosa, significa davvero, ogni singolo oggetto presente sul pianeta. L’internet delle cose è il futuro che ci soffia in faccia, la promessa del 5G, sperimentata un po’ ovunque nel globo con grande entusiasmo, che a breve chiuderà le sue maglie sopra ognuno di noi. Come sarà vivere in un acquario di minuscole onde elettromagnetiche? Sarà mica che tutto questo ondulare del mondo faccia male?

Nicolò Distefano, consigliere nazionale della Federazione dei Verdi, è uno dei politici italiani più impegnati nella campagna di sensibilizzazione sui rischi connessi all’avvento del 5G. Mi parla dalla sua Gela e mi racconta dei fortissimi interessi economici che girano attorno a questa terra promessa chiamata 5G.

“Tramite la procedura di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze che saranno utilizzate dai vari gestori, lo stato italiano ha intascato 6,5 miliardi di euro e solo in questo primo lotto”, mi racconta Nicolò.

“E’ per questo che il primo atto compiuto dal Contebis è stato esercitare il Golden power sul tema 5G, evocando a sé i poteri speciali, per dire che si può andare avanti, ma seguendo le prescrizioni del Governo”.

6,5 miliardi di euro; ora è chiaro perché hanno tutti indossano le tutine dei Power Ranger attorno al tavolo del Consiglio dei Ministri. Per quella cifra si possono fare davvero tante cose, persino ignorare le disposizioni normative che tutelano la salute delle persone. Ma procediamo con ordine. Nella nostra prima chiacchierata, Nicolò mi aveva parlato del principio di precauzione.

“Prevenzione, precauzione e chi inquina paga, sono i tre principi su cui si articolano la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini a livello europeo. Non si tratta di norme, di leggi in vigore, ma di principi guida che devono essere tenuti in conto dal legislatore”, precisa Nicolò.

Il principio in parola impone un approccio cautelativo in caso di rischi di danno grave o irreversibile, alla salute come all’ambiente, qualora manchi una piena certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza dei suddetti rischi. Si tratta di una strategia di gestione dell’incertezza del rischio da attivare per salvaguardare la salute e l’ambiente in cui viviamo. E’ lo stesso riferimento normativo invocato a Niscemi da chi si oppone alla presenza della base MUOS nella riserva della Sughereta. E’ lo stesso principio che impedisce che nei mercati europei sia venduta la carne geneticamente modificata, che va per la maggiore negli USA. E’, infine, un principio giuridico costruito sul primum non nocere, tanto caro a Ippocrate.

E cosa dicono gli studi sul pericolo alla salute derivante da un’esposizione perenne ai campi magnetici? Dipende da chi li compie questi studi, ça va sans dire. A pagina 20 del Rapporto indipendente sui campi elettromagnetici e diffusione del 5G, la European Consumers riporta: “La maggior parte degli studi rassicuranti in termini di rischi per la salute, su cui si basano le posizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno ricevuto finanziamenti da soggetti privati, fra cui gli stessi gestori della telefonia mobile.” Nella frase successiva è scritto: “Concordiamo con vari ricercatori che nell’interpretare i risultati degli studi in quest’ambito, sono da prendere in considerazione le fonti dei finanziamenti”. E’ davvero poco saggio fidarsi degli studi dove il controllore prende soldi dal controllato. Poco più avanti, nel medesimo documento, tanto per chiarire come va a finire quando le analisi si fanno sul serio, si legge: “Un riesame dei dati canadesi dell’Interphone, dopo correzioni di alcuni bias, ha dimostrato un rischio doppio di glioma in seguito ad utilizzo intenso di cellulari”. E si parlava di uso intenso di cellulari, non di rete 5G.

Mentre mi confronto con Nicolò, mi pare chiaro che la battaglia sul 5G non possa avere come obiettivo il divieto di una tecnologia che fa proseliti in tutto il mondo. Non tanto per la quantità di denaro che riuscirà a produrre, quanto perché non usare il 5G equivale a scendere dal mondo e rimanere in un’era che presto sembrerà preistorica. Allora qual è il senso di questa battaglia?

“La comunicazione è tutto. Informare le persone è quello che stiamo facendo. Abbiamo organizzato il primo corteo nazionale No 5G a Bagheria e ci stiamo coordinando con i tanti gruppi e comitati spontanei che vogliono vederci chiaro in questo mare di onde elettromagnetiche”,

“E’ innegabile che la battaglia contro il 5G è estremamente difficile. Ma ci sono molte cose da dire”, si rincuora il mio amico. “Occorre che gli amministratori locali sappiano che esiste la possibilità di utilizzare i loro regolamenti comunali per minimizzare le esposizioni ai campi elettromagnetici. Lo dice espressamente la legge 36/2001, una legge quadro sull’inquinamento elettromagnetico”. Nicolò ha ragione, se sarà impossibile evitare l’era del 5G, sarà comunque possibile, per gli amministratori locali aiutati da tecnici indipendenti, adottare tutti i criteri di minimizzazione per le esposizioni agli intensi campi elettromagnetici che la quinta Generazione sta per riversarci addosso.

“Credo che sia assolutamente necessario che i sindaci si informino, in ragione della responsabilità anche sanitaria che hanno assunto e si dotino di tutti gli strumenti che la legge riconosce per minimizzare gli effetti certamente nocivi alle esposizioni, al fine di tutelare la salute dei propri cittadini”, conclude Nicolò.

Mentre parliamo Nicolò riceve un avviso di chiamata. C’è una donna che vuole parlare con lui. Lei ha una storia particolare, una vita che sembra un calvario lasciatole in dote dalla malattia con cui convive. La donna soffre di elettroipersensibilità e manifesta un insieme di sintomi, fisici e psicologici, derivanti dal vivere in una teca di onde elettromagnetiche. Nicolò mi parla delle giornate di chi soffre di questa patologia. Mentre lui mi racconta del vivere in fuga di queste persone, io mi rendo conto che c’è un campanello che sta suonando. Non qui in casa mia, questa volta non alla mia por-ta soltanto. E’ lo stesso che fa chiasso anche tra le vostre strade. Ovunque c’è un campanello d’allarme che sta suonando, ma nessuno gli presta ascolto. Nicolò Distefano è tra i pochi che si è alzato dal divano ed è andato a vedere. Sentiremo nei prossimi mesi, cos’altro avrà da raccontarci. La storia del 5G è solo all’inizio.

Un pensiero riguardo “La nuova rete 5G un nuovo standard di comunicazione? Seconda parte

  • 14. ottobre 2019 in 23:20
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    Alla porta ci siamo noi.. gli elettrosensibili, che con la nostra sofferenza cerchiamo di portare alla luce un problema che è una chiara denuncia di un pericolo sottovalutato. Noi che siamo la prova vivente che questa tecnologia è dannosa oltre ogni tentativo di eludere il problema.

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