La nostra intervista a Dacia Maraini

La nostra intervista a Dacia Maraini

23. novembre 2017 0 Di FrancoforteNews

Di Teresa Merone

 

Mi avvicino al palco della Romanfabrik su cui Dacia Maraini ha presentato “La bambina e il sognatore”. Mi vede arrivare e con un sorriso di donna che, accogliente, apre la porta di casa, accosta la sua sedia alla mia e lascia che io prenda la parola, che dica ciò che ho da dire, che domandi ciò che devo domandare.

Seduta, mi guarda attraverso occhi stanchi di madre che ascolta, ancora una volta, una figlia non sua che le rivolge la parola, che spera di non dilatare la sua stanchezza, di riuscire con la sua voce a sovrastare il brusio di tante altre.

C’è un motivo, magari più personale rispetto alla volontà di denunciare realtà come la prostituzione minorile, che l’ha spinta a passare dal romanzo storico, che l’ha resa la scrittrice che conosciamo, a quello invece d’inchiesta con “La bambina e il sognatore”, costruito con continui riferimenti a documenti e a testimonianze come in “Il silenzio dell’innocenza” di Somaly Mann e “Io, Nojoud, dieci anni, divorziata”.

Io penso che la violenza appartenga a tutti, non c’è bisogno che si venga violentati per sentire che la violenza è un’offesa. L’offesa riguarda tutta la società anche se tu non sei stato ferito personalmente. E in questo senso, la sento così forte che la sento mia. Poi naturalmente studiando, leggendo vengono fuori tante storie raccapriccianti su quello che ancora accade alle bambine e ai bambini del Mondo e quindi non penso si possa tacere.

 

 

Riflettendo sul romanzo è possibile notare delle trame secondarie che si muovono in concomitanza con l’indagine di Nani Sapienza. Una di queste è proprio l’uso che si fa della Letteratura: “positivo” del maestro delle elementari, che con le sue storie educa gli alunni al ragionamento, e “negativo” di Cesare Mammucchi, che giustifica il suo gesto ricreando il personaggio di Marcel di Proust. Tramite loro sembra che si parli dunque di due tipi di lettori ma in particolare di coloro che strumentalizzano la “parola scritta”.

Lei pensi a tutto quello che si fa in nome dei grandi libri religiosi come la Bibbia, il Corano: tanta violenza è stata fatta in nome di un idolo e di parole. Quindi le parole in sé non è che siano ispiratrici di violenza ma possono essere interpretate arbitrariamente, diventando una scusa, un pretesto per agire in maniera violenta.

Nel 2008 si parlò molto del caso Fitzl, di un padre di famiglia austriaco che segregò la figlia in cantina, costringendola a scrivere una lettera in cui dichiarava di essere scappata di casa e a subire numerosi stupri. Secondo lei, una scrittrice che in tutti i suoi libri ha sempre prediletto il legame tra padre e figlia, come si è trasformato questo rapporto? pensa soprattutto che questa trasformazione ci sia davvero stata?

C’è probabilmente una fragilità e una paura estesa da parte degli uomini di fronte alle conquiste di libertà e di autonomia delle donne. Questo per certe persone è

intollerabile, ma istintivamente, non è che ne fanno un’ideologia. Per loro è solo e soltanto intollerabile. Come dicevo prima, durante la presentazione, ogni conquista viene a minare un privilegio: pensi a quando gli operai chiedevano di lavorare otto ore anziché dodici, no? E perché hanno dovuto lottare per riuscire a raggiungere questo obiettivo? Perché andavano a minare dei privilegi e ci sono alcuni privilegi a cui le persone sono ancora attaccate.

Nani Sapienza è un appassionato lettore e quindi ogni pagina del libro si ricollega, come in una ragnatela, ad altri romanzi e autori. Alice nel Paese delle Meraviglie, ad esempio, viene citato non solo per la favola in sé ma, credo, ritorni alla mente del maestro anche per il riferimento alla predilezione dello stesso Carroll per le bambine, che per anni è stato erroneamente tacciato di pedofilia. Quanto, invece, la letteratura ha caratterizzato e caratterizza il personaggio di Dacia Maraini?

Guardi, non lo so. Io penso che comunque sia stata una compagnia che mi ha aiutata tantissimo, anche a superare un campo di concentramento in cui quasi sono morta; mi ha aiutata ad entrare in una cultura diversa, quella giapponese, a crescere e a non provare odio e rancore. Per me la letteratura è stata una grande risorsa, poi come ho detto prima, può essere anche usata per ragioni negative però in generale i libri aiutano sempre.