Il debutto di Marco Danieli a Francoforte

Il debutto di Marco Danieli a Francoforte

18. gennaio 2018 0 Di Teresa Merone

Marco Danieli è stato il secondo ospite a partecipare al Festival Verso Sud con La ragazza del mondo, proposto nel 2016 alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e che nel 2017 gli ha permesso di conquistare il David di Donatello come miglior regista esordiente.

1) Quando hai capito che la regia sarebbe stata la tua strada?

In realtà ho fatto teatro da adolescente iniziando come attore, quindi ho frequentato dei corsi di recitazione, avevo un gruppo ecc.. Poi ho cominciato in maniera molto naturale ad avere voglia di scrivere o comunque di dirigere una pièce, di mettermi dall’altra parte. Direi quindi di aver iniziato ad avere velleità di registra prima nel teatro che nel cinema. Più tardi, casualmente, ho scoperto il video e ho messo da parte il teatro iniziando questo percorso, prima da autodidatta e poi ho studiato cinema.

2)Infatti, tra le tue esperienze formative, sicuramente assume una certa rilevanza anche la partecipazione al corso di regia presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma.

Quella è stata un’esperienza fondamentale nella mia vita, perché prima ero un film maker abbastanza autarchico. Avevo già fatto esperienze professionali, ma mi serviva conoscere altre persone motivate che volevano fare cinema. La prima cosa che ti dà il Centro è proprio metterti in contatto con professionisti selezionati, perché i posti sono pochi e i candidati che ci provano sono tanti e per tutti i reparti; non parliamo solo di registri ma di fonici, produttori ecc. Inoltre mi ha dato modo di conoscere dei docenti importanti, perché questa è una scuola  pratica: da Paolo Virzì a Paolo Sorrentino oppure Giuliano Montaldo o Francesco Bruni, che ad esempio mi ha insegnato sceneggiatura.

3)Parliamo del film che hai presentato stasera. Il perno su cui ruota la storia di Giulia, appartenente al movimento dei testimoni di Geova, è l’affermazione personale. La voglia di libertà tuttavia si rivela essere solo un continuo “cadere nella dipendenza”: prima religiosa-familiare, poi romantico-affettiva. Quest’ultima però può essere anche considerata come strumento per mostrare la differenza tra i due “Mondi”, chiara già dal diverso modo di esprimersi dei due protagonisti.

Una persona cresciuta in un gruppo così coeso, dove si è abituati a non avere libero arbitrio e in cui si creano legami di dipendenza dagli altri, mi sembra plausibile che, pur essendo mossa da un sentimento di libertà, non abbia gli strumenti per vivere autonomamente e che quindi abbia di nuovo bisogno di avere qualcuno che gli dica cosa deve fare. Libero e Giulia vivono a Roma e sono Romani, ma in lui questa cosa si vede e si sente mentre in lei l’assenza di dialetto rimarca una condizione realistica: i testimoni di Geova, per le attività di proselitismo e per gli studi che fanno, praticano la lingua, migliorano l’impostazione e stanno attenti a come parlano anche tecnicamente. Inoltre le persone testimoni di Geova possiedono una grande proprietà di linguaggio perché per di più non si riconoscono in una realtà locale: appartengono ad un movimento internazionale e non supportano le istituzioni, ad esempio non facendo il militare anche quando era obbligatorio, non votando ecc. Giulia non parla romano perché potrebbe essere di qualunque posto del mondo, togliendo quel dentellato culturale che ci permette di collocarla. Potrebbe essere anche tedesca (ride).

4)Che progetti hai per il futuro? Con chi ti piacerebbe lavorare?

Mi piacerebbe lavorare con Kim Rossi Stuart, ma ora è diventato anche un regista e quindi seleziona bene i suoi progetti; altri potrebbero essere Castellitto, Favino e Germano. Mi rendo conto di aver nominato solo nomi maschili ma ci sono anche molte attrici femminili che apprezzo. Non ho in mente qualcuno in particolare però:  di solito non scrivo una storia per un attore, di solito scrivo prima la storia. Forse bisognerebbe iniziare anche a fare il contrario, magari si può anche pensare di cucire un personaggio addosso ad un attore.

Teresa Merone