I primi italiani

I primi italiani

16. Oktober 2017 0 Von FrancoforteNews

 

Immedesimarsi negli antichi romani ci riesce facile, come dimostrano tanti gruppi in costume più o
meno archeologicamente corretto. Con gli etruschi invece, ci riesce difficile immaginare quali
pensieri si celino dietro le enigmatiche espressioni dei loro volti. Un’aura di mistero aleggia attorno
a questo popolo scomparso duemila anni fa, e si alimenta anche dell’atmosfera altamente suggestiva
che regna nei loro siti archeologici.
Il più accessibile è la necropoli di Cerveteri, una distesa di tumuli scolpiti nella roccia e sparsi su di
una collina appena fuori città. Un silenzio arcano è sospeso sulle strade e stradine di questa „città
dei morti“. Per raggiungere la necropoli di Blera è invece necessario scendere a piedi in fondo a un
burrone, lungo un’antica strada intagliata dentro il tufo dal lavoro degli schiavi: le famose „tagliate
etrusche“. La necropoli di San Giuliano bisogna cercarla dentro un bosco scosceso e impenetrabile
nei cui anfratti si nascondono gli ingressi delle tombe. L’unico accesso alle rovine di Vejo, nei
sobborghi di Roma, è costituito da una stradina sull’orlo d’una forra ripida e buia, entro cui precipita
una cascata con tanto di ponticello sospeso. In quest’orrido pittoresco si danno convegno gruppi di
occultisti per celebrare la „notte delle streghe“ il 23 giugno, e durante una di queste, nel 1986, è
avvenuto un „omicidio rituale“ su cui i carabinieri non sono riusciti far luce. Diverse persone che
abitano nel parco di Vejo sostengono di udire nel cuore della notte rumori e vocii sotterranei, che
poi si è scoperto provenire dai tombaroli in azione.

Sull’origine degli Etruschi si è discusso a lungo. A tuttoggi non si è riusciti a stabilire un raffronto
certo con altri popoli noti. Sono venuti dall’Anatolia, come sosteneva Erodoto, o dalle Alpi Retiche,
come ha scritto Tito Livio? O magari dai dischi volanti, come insinuano gli esoterici? A parte
quest’ultima ipotesi, oggi si tende a pensare che gli Etruschi fossero un popolo autoctono, formatosi
sul posto eventualmente con diversi contributi etnici. Il che vuol dire che essi rappresentano la
prima civiltà storica italiana di grado elevato.
Nella civiltà etrusca sono evidenti gli influssi di molte altre culture, prime fra tutte quella greca.
Come ha fatto notare il dott. Fabrizio Burchianti, direttore del Museo Guarnacci di Volterra, gli
Etruschi non si lasciavano influenzare passivamente, ma rielaboravano tutto a modo proprio. E ciò
risalta proprio nella loro mitologia, Per esempio, il loro dio principale si chiamava Tinia ed era il
signore della folgore; ma a differenza dello Zeus greco, non regnava solo sul cielo, ma anche sugli
inferi. E tra gli spiriti infernali avevano Charun, che corrisponde a Caronte, ma anche delle
creazioni originali come Vanth e Tuchulca, che non hanno alcun riscontro nella mitologia greca. Il
simbolo della morte era la porta cieca, tramandatasi fino al III canto dell’Inferno di Dante. I loro
templi avevano solo una facciata anteriore, quelli greci erano sempre perfettamente simmetrici; ed il
loro modello architettonico è stato ripreso paro paro nei templi romani. Gli aruspici etruschi che
padroneggiavano l’arte di interpretare i segni divini dal fegato degli animali sacrificati, dal volo
degli uccelli o dalle folgori, erano riconosciuti anche a Roma. Ed anche gli autori latini più
patriottici, come Tito Livio, riconoscono fra le righe che senza l’aiuto degli etruschi Roma non
sarebbe riuscita a decollare.
Mentre a Francoforte impazzava la Fiera del Libro, si è inaugurata presso l’Archäologisches
Museum una bellissima esposizione dedicata agli déi etruschi che si protrarrà fino al 4 febbraio con
pezzi rari e pregevoli provenienti da Volterra, Chiusi e Populonia che testimoniano l’originalità di
quel popolo nei confronti delle altre culture. L’organizzazione ha lavorato con grande rapidità ed
efficienza (un solo anno di preparazione, mentre di regola ne occorrono due) grazie all’assistenza
del Consolato Generale di Francoforte che ne ha assunto il patrocinio.

Durante la conferenza stampa
il direttore del museo Dr. Carsten Wenzel ha ringraziato pubblicamente il Dr. Michele Santoriello
del Consolato senza il quale non sarebbe stato possibile il prodigio. Erano presenti anche la
curatrice del museo, Dr. Natasha Bagherpour-Kashani e, da parte italiana il Dr. Alex Susanna della
Expona di Bolzano ed Eugenio Martera della Contemporanea Progetti di Firenze.

 

Daniele Messina