Global Gender Gap Report “le donne in Italia”

Global Gender Gap Report “le donne in Italia”

21. dicembre 2017 0 Di FrancoforteNews

Ci sono cose importanti e cose urgenti!” Di solito è con frasi ad effetto come queste che politici e amministratori scansano molti dei problemi che finiscono alla loro attenzione. Il gioco consiste nel riconoscere la necessità di intervenire su determinate questioni, salvo indicare prontamente ragioni impellenti che costringono a rinviare più in là la ricerca di una soluzione al fastidioso problema. Talvolta, tra queste importanti questioni, ci sono temi davvero vitali, problemi che parrebbe impossibile trascurare tanto afferiscono con il rispetto dei principi fondamentali sui quali diciamo di basare il nostro vivere comune. Nel rovaio di problematiche mai risolte se ne sta da decenni avvinghiato anche il penoso trattamento che il nostro paese riserva alle sue donne. La loro è una storia lunga e sofferta, fatta di ignoranza, di esclusione e di violenza.

Un percorso durato secoli che ha conosciuto nell’Illuminismo un punto di svolta e nel ‘900 la sua definitiva consacrazione. Proprio l’Illuminismo, infatti, è stato il proiettore con il quale le donne sono riuscite a fendere le tenebre dello sfruttamento e dell’oppressione per proiettare sul mondo una nuova storia. La storia della loro emancipazione. Ma tutte le storie, prima del lieto fine, si fanno strada tra difficoltà e sofferenze. Così la loro non fa eccezione e se ci concentriamo sull’essere donne in Italia oggi, allora dobbiamo concludere che siamo in quella parte del racconto in cui la protagonista sta lì lì per soccombere e quasi si rassegna a un destino crudele.O per lo meno, è in quella parte della storia che le colloca l’ultimo Global Gender Gap Report presentato a Roma qualche settimana fa dal World Economic Forum. Certo questo WEF non è la FIFA e quindi nessuno è stato lì a dargli retta. Ma se vi piace stare a vedere una ventina di uomini che prendono a pedate un pallone, forse non vi annoierete a vedere come un intero sistema ha preso a pedate le donne italiane nell’ultimo anno.

Il Global Gender Gap Report è uno studio che evidenzia il divario esistente tra maschi e femmine considerando il lavoro, l’istruzione, l’accesso ai servizi e alla rappresentanza politica.

In buona sostanza si tratta di uno strumento che ci permette di capire, attraverso l’analisi di diversi fattori, qual’è la reale condizione delle donne in rapporto a quella degli uomini. Uno studio comparativo, insomma, che rivela, al di là delle dichiarazioni d’intenti e delle frasi di circostanza, quanto costa nascere donna negli oltre 140 paesi presi in esame.

Anticipando il quadro emerso nell’ultimo rapporto presentato dal WEF possiamo semplicemente concludere che se nasci femmina in Italia hai un terzo in meno dei diritti e delle possibilità che sono garantite ai maschi. Detta cruda un uomo vale 100 mentre una donna solo 70. Ma veniamo ai numeri. Le donne in Italia lavorano più degli uomini (512 minuti al giorno contro i 453) e ricevono, ça va sans dire, un trattamento economico assai peggiore (il 61,5% delle donne non viene pagato “adeguatamente” oppure non vengono pagate affatto, contro il 22,9% degli uomini); ciò nonostante il 12,8% delle donne risulta disoccupato contro il 10,9% dei maschi. Va male anche in riferimento al peso politico delle donne. Il Rapporto evidenzia che nel Parlamento italiano siedono il 31% di donne, percentuale che scende man mano che si sale nella gerarchia delle cariche istituzionali.
Il quadro non migliora in altri settori, per esempio l’istruzione, un ambito nel quale, in soli dieci anni, siamo passati dal 27° al 60° posto, perdendo quindi ben 33 posizioni sul resto del mondo.

Per avere un’idea più chiara della situazione, basterà limitarsi a considerare il dato relativo al salario delle italiane: occupiamo la posizione 126 su 144! Poiché la crisi è globale e attanaglia anche gli altri paesi presi in esame, non esistono giustificazioni: semplicemente dobbiamo rassegnarci al fatto che solo una ventina di paesi al mondo trattano le donne sul lavoro peggio dell’Italia. Un altro interessante studio, incentrato su come la pubblicità e i mass media raccontano le donne, ha fatto emergere che negli scorsi anni il 53% delle donne comparse in TV era muta; il 45% associata a temi inerenti il sesso, la moda e la bellezza e solo il 2% a temi sociali e professionali.

Non a caso il CEDAW, Committee on the Elimination of Discrimination Against Women, da almeno dieci anni si dichiara “profondamente preoccupato dalla rappresentazione data delle donne da parte dei mass media e della pubblicità in Italia, quasi sempre ritratte come oggetti sessuali o rinchiuse in ruoli stereotipati”.

Per gran parte del nostro paese le donne sono ancora delle bambole, elementi decorativi che fanno da cornice all’agire degli uomini e del mondo da loro creato.

Avete presente il dettato dell’art. 3 della nostra Costituzione? Tutte quelle belle parole sul principio di eguaglianza che non può venire a mancare in ragione di sesso, razza, lingua, religione e tutto il resto? E’ triste e al contempo comico constatare che nel lungo elenco di quel disposto, uno dei tredici articoli fondamentali della Costituzione, già alla prima parola alziamo le mani in segno di resa. In tutti questi decenni che ci separano dal 1948, anno dell’entrata in vigore della nostra legge fondamentale, non siamo stati capaci di dare un seguito a quelle parole e ancora continuiamo con il giochino dell’importante e dell’urgente, pur di ignorare la questione.

Ma la questione resta e con essa continua ad avere senso l’odioso auspicio in voga tra i nostri nonni, che erano sì più ignoranti ma molto più sinceri di noi, e, quando arrivava il momento, si auguravano figli maschi.

 

Giovanni Rodini