Fine incarico per il Console Maurizio Canfora.La nostra intervista

Come ogni anno, abbiamo la possibilità di intervistarla,a nome di tutta la redazione di francofortenews.com ,La ringrazio come sempre per la sua disponibilità.

1) A breve  lei lascerà la sede di Francoforte.  Abbiamo notato che molte cose sono cambiate durante i suoi 4 anni di missione, un significativo interesse e aumento  per le attività di proiezione e rappresentanza esterna, e maggiore digitalizzazione dei servizi per i connazionali. Quali sono  i miglioramenti tangibili e quelli che avrebbe voluto ancora realizzare?

Il mio arrivo a Francoforte ha coinciso da un lato con un’impennata nella domanda di servizi consolari, dovuta all’ingrandirsi della nostra circoscrizione consolare che ha incorporato Saarland e Bassa Franconia e al fenomeno della nuova mobilità italiana: l’arrivo in Germania di numerose famiglie in cerca di lavoro e fortuna, a causa della crisi economica in Italia; dall’altro il Consolato Generale è restato, dopo la chiusura dell’Istituto Italiano di Cultura, l’unico interlocutore istituzionale per tutto il mondo della cultura e delle associazioni culturali italiane e italo-tedesche nella circoscrizione.

Ho quindi cercato di riorganizzare il Consolato Generale in modo da migliorare la resa e la velocità nella fornitura dei servizi consolari, anche a distanza, ma anche per consentirgli di diventare un attore e coordinatore delle attività di promozione del nostro Paese. Obiettivo di fondo di questa nostra azione è stato quello di aprire il Consolato alla collettività e all’esterno. Non nego che mi sono posto un’agenda molto ambiziosa. In alcune aree i risultati sono stati eccellenti, in altre avrei voluto fare di più, ma mi sono scontrato con l’assenza di risorse umane e finanziarie. Faccio un esempio pratico: la produttività dei nostri uffici passaporti e carte d’identità è fra le più alte di tutta la rete consolare italiana nel mondo, nonostante il rapporto fra numero di impiegati e numero di cittadini residenti ci veda in posizione sfavorevole. E’ difficile chiedere al mio personale sforzi aggiuntivi, perché i numeri sono elevatissimi. Ciononostante siamo tutti consapevoli del fatto che il pubblico si aspetta molto di più e che ci sono lamentele per i tempi di attesa. E’ molto frustrante anche da questo lato della scrivania  essere confrontati a una domanda in continua crescita cui, per quanti sforzi facciamo, non riusciamo a dare piena soddisfazione.

Fra gli obiettivi che mi sono dato c’era quello di superare una concezione dell’accesso al Consolato Generale legata solo alla prenotazione di un appuntamento. Adesso i nostri servizi sono accessibili con la modalità dell’appuntamento e quella della venuta spontanea. La prima è più comoda, evidentemente, perché si saltano le code.

2) Ormai il flusso di “espatriati” in Germania, così come nel mondo,   è sempre in aumento, un paese che offre tanto, ma che richiede una grossa preparazione sia linguistica sia professionale: come valuta questa nuova immigrazione?  Ritiene la Germania un paese che può essere da guida a un Europa che cerca un’identità?

La Germania è sicuramente un Paese dall’economia molto forte, basata sull’alta qualificazione della sua manodopera, sull’elevata produttività e sulla propensione all’esportazione. Vanta anche una buona stabilità politica. E’ comprensibile che molti nostri connazionali – colpiti dagli effetti della crisi economica – abbiano cercato e cerchino qui un lavoro stabile. Molti di essi, in realtà sarebbero partiti lo stesso, anche senza la crisi, perché in un’Unione Europea dove la libera circolazione di lavoratori e servizi è una realtà ormai scontata i nostri studenti o ricercatori più qualificati vengono attirati dalle università dove ancora si investe in ricerca e si valorizzano le competenze. Ma in Germania sono arrivate anche persone mosse esclusivamente dal bisogno di sfuggire alla disoccupazione e dalle difficoltà sperimentate in Italia. Queste persone, fra mille ostacoli (prima di tutto linguistici, ma anche per la difficoltà di farsi riconoscere le qualifiche professionali) hanno in buona parte trovato un lavoro in questo mercato. Altre sono finite nella trappola del lavoro nero, che purtroppo esiste anche in Germania. Alcune sono dovute tornare a casa, magari perché non hanno trovato posto a scuola per i propri figli. La Germania offre una qualità di vita invidiabile e dei servizi sociali di buon livello, anche nel settore del collocamento professionale, ma senza preparazione è difficile “improvvisare” una nuova vita qui.

Quanto alla seconda domanda, sono tentato di dirLe che un’Europa che funziona non avrebbe bisogno di Stati guida. E comunque essere una guida o un riferimento  in Europa comporta anche oneri. Bisognerebbe capire se la Germania sarebbe pronta ad assumersi tutti questi oneri.

3) Abbiamo naturalmente seguito sempre con interesse le “sue” iniziative insieme con l’ufficio culturale  sono state tutte di alto livello, quale secondo lei sono state le più significative e quelle che hanno contribuito ad una nuova immagine dell’Italia ?

Vi ringrazio per l’aiuto che ci avete dato in questi anni a pubblicizzare i nostri eventi, permettendoci di raggiungere un pubblico più vasto e anche molti nuovi arrivati. Il mio obiettivo non era soltanto quello di far conoscere tanti aspetti della nostra vita nazionale e della nostra cultura, anche nel settore scientifico, ma soprattutto quello di far ritrovare nel Consolato Generale un pubblico variegato di Italiani provenienti da tutti gli ambienti e tutte le esperienze di vita: persone – mi piace pensare – che altrimenti non si sarebbero mai conosciute.

4) Lei oltre a Francoforte  ha avuto diversi incarichi in Australia (Console d’Italia a Perth) Bruxelles e successivamente in Lussemburgo, quali saranno i suoi prossimi  incarichi?

Andrò a lavorare nella Direzione Generale per l’Unione Europea del Ministero degli Esteri. Per 3-4 anni resterò a Roma. Dopo chissà?

 5)  Una domanda invece che forse entra nello specifico: che tipo di relazioni ci sono con la Germania in specialmodo con tra l’Italia e le regioni della sua circoscrizione ? Considera le istituzioni tedesche disponibili al confronto paritario, nei vari ambiti come scuola, università, settore del sociale, e se si in quale  modo?

I Tedeschi, e le loro Istituzioni in particolare, considerano l’Italia un partner privilegiato per dare lustro alle loro iniziative e si aspettano da noi una collaborazione a tempo pieno per valorizzare l’amicizia fra i due Paesi. Per noi diplomatici è motivo di orgoglio accorgersi a qual punto i nostri amici tedeschi conoscano il nostro Paese, ne conoscano angoli nascosti, aspetti importanti della nostra cultura. Da sardo ricorderò sempre con entusiasmo quel professore tedesco che cominciò a rivolgersi a me in una correttissima lingua sarda (nella sua variante dialettale di Bitti), senza accento e anzi parlandola meglio di me – che ormai sono contaminato da mille accenti e parlate. E’ un esempio piccolissimo del tipo di passione che i Tedeschi nutrono per il nostro Paese. E’ molto più difficile ritrovare un’analoga conoscenza dei Tedeschi e della Germania da parte degli Italiani.

L’Assia è gemellata con l’Emilia Romagna, Würzburg ha appena concluso un gemellaggio con Siracusa, in Saarland ci sono patti con alcuni comuni siciliani (lo stesso ministro degli esteri tedesco, saarrese doc, si è recato in visita nella piccola Ravanusa). Le università collaborano in migliaia di progetti concreti. Da ultimo è stato siglato un patto fra ordine dei medici della provincia di Salerno e l’ordine dei medici dell’Assia (promosso sotto gli auspici del CGIE). Recentemente un progetto di accompagnamento per anziani curato dalla CARITAS di Francoforte (Wegbegleiter) e nato grazie all’iniziativa del Consolato Generale tanti anni fa (prima del mio arrivo), e da noi finanziato, ha ricevuto un premio importante dal Ministero Federale per la Famiglia e le Politiche per Anziani e Gioventù.

Non abbiamo spazio per citarli tutti, ma la risposta alla vostra domanda è sì: c’è ancora spazio per fare meglio e di più, ma partiamo già da ottime basi. Sicuramente il ritorno dell’Italia quale Paese ospite alla Buchmesse nel 2023 sarà la fucina per tante nuove interessanti iniziative. Vi auguro di godervele con tutto il cuore, voi che restate.

Le rivolgiamo un saluto  o forse un arrivederci,  con l’auspicio magari di continuare a seguire la nostra rivista online e di rivederla in Germania.

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