COSTITUZIONE E GRUNDGESETZ Nuove iniziative in omaggio alla nostra vecchia-giovane Costituzione

 

Di Daniele Messina

 

Proseguono le iniziative culturali per celebrare il 70mo anniversario della promulgazione della nostra carta costituzionale. A Francoforte, mentre era in corso la Buchmesse, nella Sala Europa del Consolato Generale si è svolta una conferenza di Carlo Galli sul tema: „Sovranità ed Europa: una questione aperta“. Il prof. Galli dell’Università di Bologna, filosofo della politica, ex-deputato del PD, editorialista e autore di diversi libri, ha scevrato diversi episodi critici recenti come esempio del contrasto fra i due principi.
D.I.R. come diritto, è la sigla di una nuova associazione italo-tedesca nata all’Università di Colonia fra studenti di giurisprudenza: Deutsch-Italienische Rechtswissenschaftler e.V. Il suo fondatore e presidente è un ragazzone italo-tedesco di 23 anni di nome Adrian Weißer. Grazie alla sponsorizzazione dello studio legale Dolce&Lauda, il primo intervento di questa nuova iniziativa si è svolto il 12.11 scorso nella cornice ufficiale della Neue Senatssaal dellUniversità di Colonia, la più latina fra le metropoli tedesche, alla presenza di importanti autorità accademiche. Il tema del convegno era il 70mo anniversario della nostra Costituzione italiana, ed i relatori erano i professori
Andrea Cardone (ordinario e prorettore) e Chiara Favilli (prof. associato) entrambi dell’Università di Firenze. Abbiamo rivolto al signor Weißer le seguenti domande.
-Complimenti per questa bella iniziativa. Ma per prima cosa ci spieghi chi siete.
Grazie mille, è stato un bel lavoro realizzare un momento di riflessione per celebrare i 70 anni della Costituzione italiana e ora siamo molto felici che sia andata così bene. Noi siamo un gruppo di studenti binazionali italiani e tedeschi che studiano giurisprudenza in entrambi le lingue presso le università di Colonia e di Firenze. Condividendo lo stesso percorso di studi abbiamo deciso di fondare un’associazione di giovani giuristi italo-tedeschi in divenire.

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-Qual è il bilancio di questa vostra prima iniziativa? Siete soddisfatti?
Il bilancio è che molta gente è venuta al convegno, cosa che dimostra l’interesse per la Costituzione italiana che ora già ha „una certa età“, ma si mantiene molto viva e giovane nei suoi principi. Oltre a 60 studenti erano presenti sia il preside della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Colonia, il codirettore del corso binazionale di giurisprudenza, prof. Heinz-Peter Mansel, che il console italiano a Colonia Ferraro, oltre ai due relatori dell’Università di Firenze, prof. Andrea Cardone e la prof.ssa Chiara Favilli, i quali hanno contribuito all’ottima riuscita dell’Iniziativa. Abbiamo poi
ricevuto anche il sostegno dello studio legale Dolce&Lauda di Francoforte: come vede un evento che ha coinvolto molti interlocutori di alto livello.
-Cosa avete intenzione di fare in futuro?
Continueremo con un convegno sui 70 anni della Costituzione tedesca (la legge fondamentale di Bonn o “Grundgesetz“) a Firenze, probabilmente a maggio 2019, e dopo pensiamo di realizzare incontri con rappresentanti nazionali, come ad esempio il presidente della camera dei penalisti italiani che verrà in Germania per firmare un accordo internazionale di collaborazione tra i due paesi, ma questa è un’idea ancora da realizzare. In tutto cercheremo di fare il più possibile per promuovere l’amicizia e la collaborazione italo-tedesca su questi temi di cui noi tutti profittiamo.
-La Costituzione italiana recita: „L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro“. Non Le sembra che questo fondamento in Italia si stia erodendo?
Alla fine del mio saluto al convegno mi sono permesso di citare un noto giudice costituzionale, Giovanni Maria Flick, che in un’intervista per la RAI dal titolo „Elogio della Costituzione“ disse:
„Io penso che per esaminare la costituzione sia giusto applicare la regola inglese delle 5 domande dalla doppia v che in italiano suonano così: chi, che cosa, dove, quando e perché è stata scritta ed approvata la carta costituzionale italiana 70 anni orsono“. Non volendo esprimermi troppo sul versante politico, posso solo assicurare che la norma programmatica dell’art. 1 della Costituzione repubblicana è tanto valida quanto noi le diamo valore e non la si può recitare parzialmente dimenticandosi della seconda frase che recita: „La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. Ecco, io qui vedo una erosione molto più forte che nella
prima frase, la cui interpretazione può essere così ampia poiché, per tradurre in parte la definizione giuridica di lavoro dal tedesco in italiano, questa sarebbe „ogni sforzo umano, mentale o fisico, volto verso la realizzazione di un progetto o un sogno (di piena occupazione)“. Per questo io credo che la democrazia in Italia funzioni molto bene. La sovranità appartiene al popolo di sicuro perché 70 anni fa se l’è conquistata con molto sangue e dolore. Però vedo sempre più gente varcare i limiti della Costituzione violando gli ideali fondamentali di questa. Come disse il noto giurista Gustavo Zagrebelsky: „La costituzione è qualcosa che i popoli si danno quando sono sobri, a valere per
quando sono ubriachi e che deve restare una garanzia di pace interna“. Anche per quanto concerne la „dignità umana“ proclamata nel primo articolo della costituzione
tedesca, non è che le cose vadano tanto per il meglio…
Bisognerebbe analizzare la norma con diligenza e molta prassi. Io penso che in Germania l’idea del rispetto della dignità umana sia molto presente in tutta la società . Basti richiamare i ricordi delle scene di guerra che abbiamo visto tutti in Siria e in Irak. Queste storie d’orrore ci fanno presente quanto sia sottile la coperta che chiamiamo società civile e come sia facile strapparla via lasciandoci a quello che il filosofo Hobbes descrisse come lo „stato di natura“ e che è una situazione umana del
tutto „indegna“ e anarchica.
-Adesso una domanda privata: lei ha un genitore italiano ed uno tedesco, ed è un perfetto bilingue. Ci dica la verità: Lei si sente più italiano o più tedesco?
E se le dicessi che non distinguo fra le due nazioni, si sorprenderebbe? Sì, ci sono diversità culturali e linguistiche fra le due patrie, ma io mi vedo come una personalità completa nelle sue plurime entità. Se lei vede un’auto tedesca, non si domanda da quale parte del mondo siano stati importati i pezzi che poi si assemblano nelle fabbriche in Germania, lei ammira il manufatto integrale, non è vero? La macchina è comunque un’auto tedesca. Lo stesso vale anche per la moda e il design made in Italy, nessuno chiederà da dove siano venuti i materiali per realizzarlo: quello che conta è il risultato finale. Per questo faccio fatica a schierarmi, perché rimarrei un po’ in una situazione di
„schizofrenia“. Io mi vedo come un ragazzo europeo prima di tutto, poi chi va a vedere chi mi ha dato i natali, scoprirà che sono il risultato di un amore che dura da più di duemila anni fra i due paesi. La mia patria è l’Europa ed è il progetto che vorrei diventasse sempre più concreto anche attraverso il piccolo contributo della nostra associazione di giovani giuristi italo-tedeschi.

 

Fonte:Corriere d’Italia

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