“ANTEPRIMA” – 5 domande a Telmo Pievani

“ANTEPRIMA” – 5 domande a Telmo Pievani

22. maggio 2018 0 Di francofortenews

“ANTEPRIMA” – 5 domande a Telmo Pievani

Intervista a cura di Michele Santoriello

Buongiorno Telmo, il 29 maggio sarai ospite a Francoforte del ciclo di incontri “ I martedì della scienza”, una rassegna ideata e promossa da questo ufficio culturale del Consolato Generale di Francoforte per avvicinare il nostro pubblico ai temi scientifici in forma divulgativa. Gli amici tedeschi ed italiani desiderano sapere in ANTEPRIMA qualcosa dell’ospite e soprattutto dell’affascinante ed attualissimo tema scelto ovverosia “Dal silicio al microbo: la biologia sintetica”. Se sei d’accordo vorrei proporti 5 domande. Iniziamo?

• Sei professore ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Padova, dove ricopri la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche, filosofo e storico della biologia ed esperto di teoria dell’evoluzione nonché autore di numerose pubblicazioni nazionali e internazionali nel campo della filosofia della scienza: da dove nasce questo interesse e questa passione per un settore così particolare della scienza?

Al Liceo mi appassionai ai temi filosofici che emergono dalla ricerca scientifica. Cominciai con la filosofia della fisica ma poi incontrai alcuni grandi evoluzionisti come Stephen J. Gould e Niles Eldredge, e fu amore a prima vista. Andai a lavorare da loro negli States e mi convinsi che la filosofia della scienza doveva interrogarsi anche sulla biologia, interagendo strettamente con gli scienziati che la praticano in laboratorio, e in particolare sulla biologia evoluzionistica, materia affascinante, dibattuta e spesso incompresa. Divenni un esperto di macroevoluzione (i processi su larga scala dell’evoluzione, come la nascita di nuove specie), scrissi saggi specialistici su temi come l’exaptation (la conversione di una struttura per nuove funzioni, fenomeno cruciale nell’evoluzione) e studiai in ogni dettaglio l’opera di Charles Darwin, che resta di un’attualità estrema per ogni evoluzionista.

• A scuola ci hanno insegnato che la biologia nasce come una disciplina descrittiva con l’intento di comprendere i meccanismi fondamentali della vita. Oggi questa branca della scienza si è radicalmente trasformata e parliamo di biologia sintetica: quali sono le grandi potenzialità, ma anche i rischi di cui è bene (saper) discutere?

Io insegno da filosofo della scienza in un Dipartimento di Biologia, in un Ateneo (Padova) la cui area biologica è molto competitiva a livello nazionale e internazionale. Vedo ogni giorno con i miei occhi quanto la biologia stia cambiando in questi anni, con l’arrivo della genomica e delle altre “omiche”, con l’effluvio di dati bio-informatici, e soprattutto con l’irruzione dell’editing genetico in campo biotecnologico. Ora il libro del DNA non lo leggiamo soltanto, ma lo riscriviamo. Non credo che la biologia fosse una disciplina meramente descrittiva nemmeno prima, di sicuro non lo è adesso. I suoi apparati tecnologici e i suoi modelli si sono affinati moltissimo. Nuove domande di ricerca (e nuove inquietudini etiche) emergono e nuove predizioni vengono prodotte. La biologia oggi è una scienza matura, capace di tenere insieme gli aspetti quantitativi e qualitativi della ricerca.

Il mago della biologia sintetica Craig Venter nel suo libro “Il disegno della vita” afferma che gli essere viventi sono della macchine dotate di un hardware e di un software, quest’ultimo è il genoma che determina il destino biologico. Basta quindi veramente riscrivere il codice per reimpostare un organismo o vi sono altri fattori che influenzano la struttura e lo sviluppo e dello stesso ?

Non condivido l’immagine della vita che propone Venter, cioè il dualismo meccanicistico tra software e hardware. I sistemi viventi sono molto più complessi e interessanti di così, per fortuna. Il DNA è il pivot del sistema, ma non fa da solo e tutto il resto non è un robot al suo servizio. Il genoma è l’ingrediente principe di una trama di relazioni, è sensibile agli ambienti che lo circondano grazie alle variazioni epigenetiche, è un’ecologia anche al suo interno, un’ecologia che peraltro conosciamo ancora poco. Da qui le perplessità di alcuni sull’approccio di Venter anche alla biologia sintetica, cioè all’appassionante filone delle biotecnologie del XXI secolo che ci permetterà di produrre organismi dotati di genoma sintetico e in grado di svolgere funzioni a noi utili come sintetizzare farmaci o produrre biocombustibili.

• La scienza si confronta in dibattiti pubblici su temi che coinvolgono anche altre discipline come la politica, l’etica, il diritto, l’economia, la filosofia o la religione. Che si tratti di organismi geneticamente modificati (OGM), di terapie con cellule staminali embrionali, di sperimentazione animale, di nuove biomolecole, antibiotici ibridi, come funziona il dibattito su questi argomenti all’interno della comunità scientifica?

Nella comunità scientifica la sensibilità etica è mediamente alta. Escono in continuazione articoli sulle responsabilità dello scienziato, sull’etica della trasparenza, sulla necessità di organismi internazionali che regolino le ricerche, soprattutto in campo biotecnologico. Gli scienziati hanno capito che devono comunicare le loro ricerche e favorire un dibattito pubblico aperto, inclusivo e argomentato sulle implicazioni del loro lavoro. Più lenta e faticosa mi sembra invece l’elaborazione razionale di questi temi da parte delle classi dirigenti e dei decisori politici, troppo impegnati a rincorrere facili consensi e a semplificare i problemi in modo strumentale. Non aiuta la trasformazione della Rete in un ricettacolo di paure, di atteggiamenti irrazionali, di fake news su molti temi scientifici, storture solo in parte bilanciate, al momento, dalle potenzialità del web come diffusore di conoscenze scientifiche continuamente aggiornate.

• Quali sono le prossime tappe della biologia sintetica e come si può comunicarle coinvolgendo il pubblico senza disorientarlo o ancora peggio lasciandolo solo in un mare di (dis)informazioni talvolta fuorvianti o aspettative non realizzabili? 


Dobbiamo adottare i linguaggi più aggiornati del digitale per aprire i laboratori e condividere quanto sta accadendo. La biologia sintetica offre straordinarie potenzialità applicative, unite a sfruttamenti potenzialmente preoccupanti e a processi non ancora del tutto controllabili. E’ dual use, come ogni tecnologia potente. Non serve generalizzare o paventare rischi in astratto. Occorre valutare caso per caso e decidere insieme come rendere queste tecnologie più accessibili possibile, più inclusive e giuste. Secondo me le biotecnologie di nuova generazione che vanno al cuore della riscrittura del materiale ereditario (gene editing e biologia sintetica in primis) diventeranno così pervasive da dover essere considerate un bene comune, senza impedire ai privati di farne impresa, ma tenendo ben presente che i loro benefici non dovranno mai essere un privilegio di pochi.

Grazie Telmo, ti aspettiamo martedì 29 maggio, alle ore 19.00, nella sala Europa del Consolato Generale d’Italia di Francoforte (Kettenhofweg,1) per farci condurre da te lungo questa affascinante scoperta di cos’è la biologia sintetica e di come avviene il passaggio dal silicio alla chimica a questa nuova biologia ricombinante.

 

 

Telmo Pievani: Ordinario di Filosofia delle scienze biologiche presso l’Università di Padova è curatore di interessanti mostre scientifiche e direttore del portale Pikaia oltre ad essere nel board di accademie e riviste scientifiche internazionali e autore di progetti teatrali e musicali a tema scientifico. Tra le numerose pubblicazioni segnaliamo: Homo sapiens e altre catastrofi (Meltemi, 2018 – nuova edizione); Creazione senza Dio (Einaudi, 2006); Nati per credere (Codice Edizioni, 2008, con V. Girotto e G. Vallortigara); La vita inaspettata (Raffaello Cortina Editore, 2011); Homo sapiens. La grande storia della diversità umana (Codice Edizioni, 2011, con L.L. Cavalli Sforza); Introduzione a Darwin (Laterza, 2012); La fine del mondo. Guida per apocalittici perplessi (Il Mulino, 2012); Libertà di migrare (Einaudi, 2016, con V. Calzolaio); Come saremo. Storie di umanità tecnologicamente modificata (Codice Edizioni, 2016, con L. De Biase).