“ANTEPRIMA” – 5 domande a Paolo Ferri

“ANTEPRIMA” – 5 domande a Paolo Ferri

1. marzo 2018 0 Di FrancoforteNews

“ANTEPRIMA” – 5 domande a Paolo Ferri
Intervista a cura di Michele Santoriello

Ciao Paolo, il 6 marzo sarai ospite a Francoforte del ciclo di incontri “ I martedì della scienza”, una rassegna ideata e promossa da questo ufficio culturale del Consolato Generale di Francoforte per avvicinare il nostro pubblico ai temi scientifici in forma divulgativa. Gli amici tedeschi ed italiani desiderano sapere in ANTEPRIMA qualcosa dell’ospite e soprattutto dell’affascinante ed attualissimo tema scelto ovverosia “Oltre Icaro: la fisica del volo spaziale”. Se sei d’accordo vorrei proporti 5 domande. Pronto per il decollo?

• Sei arrivato nel 1984 all’ESOC (Centro europeo di operazioni spaziali) come giovane laureato in fisica e ora sei responsabile delle operazioni di volo di tutti i satelliti gestiti dall’ESA, da dove nasce questo interesse e questa passione che ti ha portato a questa esaltante carriera?

Come forse tutti i bambini degli anni ’60 sono stato influenzato dallo sbarco sulla Luna nel 1969. Da allora lo spazio è sempre stato il mio sogno. Dall’ovvio obiettivo iniziale di diventare astronauta, crescendo mi sono orientato a una carriera scientifica studiando fisica. Ho cercato una tesi che mi avvicinasse allo spazio, finendo invece a lavorare sulla fisica teorica dei plasmi da fusione. Durante il servizio militare ho visto un annuncio dell’ESA che cercava astrofisici giovani per il supporto scientifico della missione Exosat. Ovviamente mi ci sono buttato e sono riuscito non so come a convincerli a prendermi, nonostante l’astrofisica non fosse la mia specialità. Arrivato all’ESOC il contatto con le operazioni spaziali mi ha infettato e da allora non ho voluto fare altro. Già nel 1986 ero passato dalla scienza alle operazioni e ci sono rimasto per tutta la mia vita professionale.

• Sei conosciuto come “ il padre del progetto Rosetta”, un progetto durato 20 anni, iniziato nel 1996 con un gruppo di giovani scienziati ed ingegneri : cosa ha significato per te e il tuo team internazionale realizzare questa avventura sia in termini scientifici che umani ?

Come si sa, “il successo ha molti padri”. Tre generazioni di scienziati e ingegneri hanno contribuito a questa missione storica. Io ho avuto la fortuna e il privilegio di essere tra i pochi che hanno lavorato direttamente al progetto dai suoi inizi, negli anni ’90, fino alla fine nel 2016. Rosetta è stata una parte importante della mia vita privata: ho passato innumerevoli notti e fine settimana in sala controllo; per anni il telefono sul comodino suonava a qualsiasi ora della notte; le vacanze si facevano tra un sorvolo di Marte e quello di un asteroide. I figli trattavano Rosetta come un membro della famiglia. Professionalmente poi Rosetta è il risultato più importante della mia carriera, anche e soprattutto per l’enorme eredità di esperienza che ha lasciato, personalizzata in un gruppo straordinario di ingegneri e scienziati che in gran parte ho creato, formato io stesso, e che oggi rappresenta il futuro dell’esplorazione interplanetaria Europea.

Credit: ESA/J. Mai www.juergenmai.com

• L’anno scorso l’Agenzia Spaziale Europea ha compiuto 50 anni di attività scientifica e tecnica con circa ottanta missioni realizzate : quali sono le ricadute concrete nella vita quotidiana di un cittadino? Andare oltre le ambizioni di Icaro è una realtà che si realizzerà sempre di più o che incontra ancora dei limiti per la presenza dell’uomo nello spazio?

L’ESA non fa solo missioni spaziali scientifiche di avanguardia, che sono fantastiche ma hanno solo un legame a lunghissimo termine con la vita quotidiana. Le missioni di osservazione della Terra, per esempio, producono oggi una mole incredibile di dati a disposizione gratuita di tutti i cittadini, che vengono utilizzati quotidianamente per i servizi più disparati, dalla pianificazione agricola al soccorso in caso di catastrofi al monitoraggio ambientale. Le imprese commerciali stanno rapidamente scoprendo lo spazio e le sue possibilità. Stiamo assistendo a una rivoluzione che ha il potenziale di dare un’accelerazione alla conquista dello spazio. La presenza di esseri umani nello spazio è ancora limitata dai costi e dai problemi fisiologici e medici. Il progresso sarà lento, ma non c’è dubbio che il futuro dell’Umanità si trova al di là del pianeta Terra.

• Una missione che sta fornendo un impulso decisivo per la ricerca della vita sul Pianeta Rosso è quella da voi seguita chiamata Exomars. Quali sono i risultati finora ottenuti – anche dopo il fallimento, se così possiamo dire, della discesa della sonda Schiapparelli su Marte – e quali i prossimi passi di questo progetto che vede l’Italia come paese che ha contribuito e contribuisce alla sua realizzazione ?

La sonda ExoMars TGO è in orbita attorno a Marte e ha appena completato con successo la fase di frenaggio atmosferico, una procedura complicata e critica, per la prima volta eseguita in Europa, che è durata un anno. La sonda è in perfetta salute e tra poche settimane potrà finalmente cominciare la sua attività scientifica. Schiaparelli era un modulo che doveva testare i sistemi di atterraggio. Mentre l’atterraggio è fallito, il test è stato un successo perché’ siamo riusciti a recuperare tutti i dati prodotti e a identificare la ragione del guasto. Ora L’ESA sta preparando febbrilmente la prossima missione, ExoMars RSP, che partirà nel 2020 e porterà un modulo atterraggio russo sulla superficie e con esso un rover Europeo. L’esperienza di Schiaparelli sarà fondamentale per eliminare gli errori che hanno fatto fallire l’atterraggio e migliorare sensibilmente le probabilità di successo.

• Sono circa 4500 i satelliti sia civili che militari che sono in orbita, molti di questi però non sono più operativi : questa “spazzatura spaziale” rappresenta un pericolo o solo un problema concreto con cui anche ESA deve fare i conti?

Certo, soprattutto quelli inattivi. Il problema è più grave per le orbite basse (tra 600 e 800 km di altezza), dove ci sono non solo satelliti ma anche molti detriti. Esistono banche dati che descrivono le orbite di tutti i detriti da 10 cm in su, che sono decine di migliaia. Quotidianamente dobbiamo controllare che i nostri satelliti non incrocino uno di questi detriti, settimanalmente abbiamo allarmi di collisione e varie volte all’anno dobbiamo manovrare i nostri satelliti per evitare una collisione. In più ci sono i detriti più piccoli: sono milioni, sappiamo che ci sono ma non sappiamo dove, e possono colpire i nostri satelliti in qualsiasi momento. Due anni fa un detrito di meno di 1 cm ha colpito i pannelli solari di Sentinel 1A, facendo un cratere di 40 cm!
L’ESA e altre agenzie stanno studiando e adottando metodi per portare i satelliti fuori uso a distruggersi nell’atmosfera.

Grazie Paolo, ti aspettiamo martedì 6 marzo, alle ore 19.00, nella sala Europa del Consolato Generale d’Italia di Francoforte (Kettenhofweg,1) per farci svelare come si tiene in orbita per anni un satellite e quali problemi semplici o complessi dovete affrontare perché lo stesso possa compiere il proprio lavoro sia esso scientifico o applicativo .

 
Paolo Ferri: Laureato in fisica teorica all’Università di Pavia, ha iniziato la sua carriera nel 1984 come astrofisico al Centro Europeo di Operazioni Spaziali (ESOC), a Darmstadt, in Germania. Poco dopo è passato alle operazioni spaziali, lavorando al controllo missione di vari satelliti scientifici. Tra questi è stato operations manager di Cluster, Rosetta, Venus Express e BepiColombo, e direttore di volo di Venus Express, Rosetta e GOCE. Dal 1996 ha diretto un gruppo di giovani scienziati e ingegneri alla preparazione della missione Rosetta, la prima sonda interplanetaria della storia diretta all’incontro con il nucleo di una cometa. E’ attualmente responsabile delle operazioni di volo di tutti i satelliti dell’ESA.