“ANTEPRIMA”  – 5 domande a Fabrizio Burchianti

“ANTEPRIMA” – 5 domande a Fabrizio Burchianti

19. gennaio 2018 0 Di francofortenews

 “ANTEPRIMA”  – 5 domande a Fabrizio Burchianti 

Intervista  a cura di Michele Santoriello 

Buongiorno Fabrizioil 24 gennaio verrai al Museo Archeologico di Francoforte a tenere una conferenza sul tema” La sacralità  femminile – Dee e donne nella concezione religiosa degli etruschi”: un incontro aperto al pubblico che si svolge nell’ambito della mostra “Götter der EtruskerZwischen Himmel und Unterwelt . Gli amici tedeschi ed italiani desiderano sapere in ANTEPRIMA qualcosa dell’ospite. Se sei d’accordo vorrei  proporti 5 domande perché tu possa incuriosire le nostre lettrici e i nostri lettori, prima di averli con noi  all’evento culturale. Iniziamo? 

 Cosa ti ha spinto e cosa significa diventare etruscologo?  

Diciamo che l’etruscologia è stata una vocazione naturale. Sono nato in terre “etrusche” e sin da piccolo ho sempre sentito parlare degli Etruschi, delle loro tombe e delle scoperte che avvenivano un po’ ovunque nel nostro territorio, anche semplicemente lavorando i campi. Sono sempre stato affascinato dalle civiltà antiche, ma la scoperta di una necropoli principesca proprio vicino a casa nostra, la famosa Necropoli dei Principi guerrieri di Casale Marittimo, quando avevo 8 anni ha rappresentato il fatale colpo di fulmine con l’archeologia e l’etruscologia in particolare.     

 Come mai, secondo te, il popolo degli Etruschi incuriosisce e affascina sempre di più il pubblico anche fuori dall’Italia?  

Gli Etruschi erano un popolo particolarmente dedito alla cura dei morti, al rapporto con l’aldilà e alle pratiche divine. La loro visione escatologica era pervasiva nella realtà quotidiana, l’impegno stesso che veniva riposto nella costruzione di edifici religiosi o funerari rispetto a quelli di uso civile, ci dice molto del loro legame con la dimensione ultraterrena. Tutto questo esercita ancora oggi un grande fascino, perché in qualche modo il loro atteggiamento verso la vita e verso l’aldilà interroga anche noi.  

È innegabile poi che molti aspetti della loro vita siano ancora poco noti – alcuni talvolta del tutto sconosciuti – questo fa sì che si sia creata un’aura di “mistero” che circonda gli Etruschi e che affascina. In fondo il desiderio della scoperta e il fascino dell’ignoto è connaturato nell’animo umano e risiede in ciascuno di noi… è questo il motore primo della ricerca e dell’archeologia.       

 Cosa ha significato per te dirigere un museo quale quello Guarnacci a Volterra ? Potresti indicarci tre buoni motivi per visitarlo?  

Beh, arrivare alla direzione di un museo prestigioso come il Guarnacci a 32 anni in Italia è una cosa non comune, è stata una grandissima soddisfazione ma anche una grande sfida. Il Guarnacci è stato fondato nel 1732, è uno di musei pubblici più antichi d’Europa ed è la seconda collezione di antichità etrusche dopo il Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma. E già questo potrebbe essere un buon motivo per visitarlo. È il museo che conserva l’Ombra della Sera, l’eccezionale opera in bronzo che rappresenta la figura di un fanciullo dalle forme allungate, uno dei capolavori dell’arte antica che fa parte del patrimonio dell’arte universale. E poi il Guarnacci conserva anche altre tre delle opere etrusche più importanti che conosciamo, l’urna degli sposi, lo straordinario cratere di Montebradoni e la stele di Avile Tite. Inoltre nel museo è esposta la più grande collezione di urne cinerarie ellenistiche etrusche che con i rilievi delle casse rappresenta un repertorio unico di miti, saghe ed episodi epici: un vero libro scolpito sui rapporti culturali tra etruschi e mondo greco.   

 A Francoforte ci parlerai di Dee e donne nella concezione religiosa degli Etruschi ci sveli le prime indiscrezioni su questo rapporto così particolare tra le divinità e il mondo femminile nella società etrusca.  

Non vorrei svelare troppo…. Ciò che è universalmente noto è la posizione di assoluto rilievo che la donna occupava nella società etrusca; una condizione non comune nel mondo antico, tanto che anche i contemporanei Greci ne discutevano non senza vene polemiche. Questo ruolo delle donne in terra aveva il suo risvolto anche nel posto che occupavano le divinità femminili all’interno del pantheon celeste. Questa è una delle caratteristiche – se mi permettete il termine – più “moderne” della civiltà etrusca, insieme a certi tratti della loro arte che ancor oggi sconvolge per la contemporaneità delle forme. Vedrete che per certi versi sarà sorprendente scoprire alcuni aspetti del mondo femminile etrusco che affronteremo.    

 Quale itinerario o itinerari, anche minori, consiglieresti agli amici tedeschi ed italiani che volessero scoprire ancor di più il mondo degli Etruschi?  

Senza dubbio consiglio una visita alle tre grandi città etrusche settentrionali: Volterra, Populonia e Vetulonia. A Volterra suggerirei un tour che oltre ai musei e al parco archeologico comprenda anche una visita lungo i tratti di mura urbiche meglio conservati. Populonia presenta un parco archeologico bellissimo dal punto di vista archeologico e di grande fascino paesaggistico. Tra le due città ci sono molti siti minori poco conosciuti ma molto interessanti: tra tutti il grande santuario di Sasso Pisano, immerso nella zona boracifera, dove si trovano le manifestazioni naturali dei “soffioni” e i piccoli musei di Pomarance e di Cecina. Vetulonia svetta su un territorio bellissimo, con un parco archeologico articolato e alcune delle più belle tombe a tumulo etrusche.        

Grazie Fabrizio, ti aspettiamo mercoledì  24 gennaio 2018, alle ore 18.00, presso la sala conferenze del Museo archeologico  di Francoforte (Karmelitergasse 1)  per continuare a dialogare con te. 

 

Dr. Fabrizio Burchianti: è nato a Cecina. Dopo il diploma si è laureato in lettere classiche presso l’Università di Pisa; ha conseguito il diploma di specializzazione post-laurea in Archeologia Classica nel 2008 e poi il dottorato di ricerca in Etruscologia presso lo stesso ateneo di Pisa nel 2012. Docente a contratto per l’attività di supporto alla didattica all’interno del Dipartimento di Scienze archeologiche dell’Università di Pisa, dal 2009 al 2013 è stato Direttore scientifico del Museo Archeologico di Cecina. A partire dal 2012 fino al 2015 è stato direttore del Museo Etrusco Guarnacci di Volterra. È apprezzato conferenziere ed autore di diverse pubblicazione scientifiche e divulgative, nella sua bibliografia annovera anche il volume “Il Museo Etrusco Guarnacci, 100 opere”.