“ANTEPRIMA” – 5 DOMANDE A GUIDO ZACCAGNINI

“ANTEPRIMA” – 5 DOMANDE A GUIDO ZACCAGNINI

28. agosto 2018 0 Di FrancoforteNews

“ANTEPRIMA” – 5 domande a Guido Zaccagnini

 

Intervista a cura di Michele Santoriello

Ciao Guido, in occasione del 150. Anniversario della morte del compositore pesarese Gioachino Rossini il 26 settembre – dopo le tappe di Monaco, Berlino ed Amburgo – sarai a Francoforte per tenere un incontro-conferenza su “ Rossini: il Maestro dell’umorismo musicale”. Gli amici tedeschi ed italiani desiderano sapere in ANTEPRIMA qualcosa dell’ospite e del tema. Se sei d’accordo, quindi, vorrei proporti 5 domande perché tu possa incuriosire le nostre lettrici e i nostri lettori, prima di averli con noi alla serata in programma presso la Romanfabrik di Francoforte. Sei pronto?

 

1. Guido Zaccagnini, professore di storia della musica al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, giornalista radiofonico e televisivo con programmi amati e seguiti anche da un pubblico non specialistico , autore di saggi. Come nasce questa passione per la divulgazione e l’intrattenimento su temi storico-musicali ?

 

Nella foto Guido Zaccagnini

Ho iniziato a insegnare musica prima ancora di diplomarmi al Conservatorio e non avevo trent’anni quando iniziai a collaborare con la RAI. Da allora, non ho mai smesso ma, anzi, nel tempo, ho preso a tenere conferenze, master classes, ecc. E sempre, con ogni genere di pubblico (musicofili, studenti, platee radio-televisive), ho cercato di divertirmi e di divertire, di proporre un autore o un certo titolo adottando forme espositive e vocabolario alla portata di chiunque: allo scopo di rendere familiari e abbordabili opere e compositori la cui sacralità può ostacolarne la conoscenza e la comprensione. A tutti deve essere garantito il diritto, fornendone naturalmente i necessari presupposti, di frequentare Bach, Chopin, Rossini, Stravinskij (e di goderne), quale una prassi abituale, pacifica.

 

2. Gioachino Rossini, genio musicale, personalità complessa, già mito e musicista più famoso del suo tempo, che a 37 anni nel pieno del successo decide di ritirarsi a vita privata, oramai sembra patrimonio di tutti con la sua musica fragorosa, vera e proprio “ follia organizzata”. Tuttavia quale percorso suggeriresti ad un giovane, ad un amatore – cresciuto con altre sonorità e linguaggi musicali – per avvicinarsi alla sua musica, e a questa personalità dalle mille maschere, per meglio scoprirla e conoscerla?

Proprio mettendo in luce i lati più umani della sua persona: da un lato, evidenziando il suo amore per la tavola, o la sua ostilità verso ogni invenzione scientifica e ogni mutamento sociale; dall’altro, per esempio, segnalando la sua abitudine a riclicare (di nascosto) pezzi scritti in precedenza. Sommerso dagli impegni che aveva assunto con vari impresari, Rossini ripropose spesso pagine di opere andate in scena magari a Napoli e che, tra il pubblico romano, o veneziano, o milanese, nessuno aveva avuto modo di ascoltare: d’altra parte non esistevano allora né radio, né web, né mp3, né televisione… Un caso fra tutti. Scrisse un’ouverture per “Aureliano in Palmira”, la riutilizzò per “Elisabetta regina d’Inghilterra” e se ne servì infine per “Il Barbiere di Siviglia”. E non c’è chi, al mondo, non trovi perfettamente adeguata, azzeccatissima, la Sinfonia del “Barbiere” all’opera che segue.

 

3. Soprannominato “il tedeschino” ( svelaci perché) conobbe Beethoven, Wagner , ma non venne per nulla amato, né compreso dai musicisti tedeschi: invidia, poca stima, presunzione o semplicemente rivalità tra i grandi compositori dell’ 800?

Veniva chiamato “il tedeschino” da professori e compagni di studio al Liceo musicale di Bologna: e ciò perché, caso pressoché unico nell’Istituto, si mostrava molto, fin troppo interessato alle opere di Haydn e Mozart. Ma poi cedette al richiamo del teatro e vi si dedicò anima e corpo: almeno, come accennavi prima, sino all’età di 37 anni, quando lasciò l’opera lirica ma per scrivere centinaia di pagine per pianoforte o composizioni vocali da camera (oltre a uno “Stabat Mater” e alla “Petite Messe Solennelle”). E’ vero: Rossini non ebbe fortuna presso i suoi colleghi tedeschi (per non parlare del suo più acerrimo nemico: il francese Berlioz): Weber, Schumann, Wagner (che lo definì “un epicureo infarcito di mortadella”) fecero a gara per denigrare lui e le sue opere. Ma non direi per “rivalità”: piuttosto, a causa della distanza siderale che li divideva dalla poetica e dallo stile del Pesarese.

 

4. “ Faremo un pranzo splendido, mangeremo un tacchino. Saremo solo in due. Io e il tacchino” : Rossini uomo pieno di ironia nella vita, ma in musica quale registro dell’ironia prediligeva?

Non è possibile parlare di un unico registro nel sense of humour musicale di Rossini. Abbiamo quello più ridanciano, più facile, nelle farse giovanili (“La cambiale di matrimonio”, “L’occasione fa il ladro”); poi, in titoli quali “L’Italiana in Algeri” o “Il Barbiere di Siviglia”, testo e musica rivelano un’arguzia di ben più elevato livello; in Francia, l’ironia tocca temi e situazioni godibili da un pubblico assai più emancipato di quello italiano: basti pensare alla scabrosa scena dell’amoreggiamento a tre, poco prima del finale de “Le Comte Ory”; e infine, il profluvio di pagine pianistiche, composte nei decenni della maturità, dai contenuti musicali e titoli che, nella loro assurdità comica, possiamo considerare, piuttosto legittimamente, autentiche anticipazioni di certa letteratura teatrale e musicale di stampo surrealista: “Preludio pretenzioso”, “Valzer zoppo”, “ Studio asmatico”.

 

5. La musica classica e l’opera sembra sempre più appannaggio di una piccola élite di pubblico, ma al tempo di Rossini era quanto di più accessibile vi potesse essere per il popolo: che rapporto c’era tra Rossini, la sua musica e il pubblico di allora?

Al tempo di Rossini erano poche le occasioni di svago: niente cinema, discoteche, televisione. L’opera rappresentava uno dei pochi passatempi concessi al “popolo” e meriti enormi di Rossini furono quello di sapersi adattare ai vari pubblici e soddisfarne le diversificate aspettative; e, soprattutto, quello d’imprimere alle proprie opere un ritmo trascinante, inedito e capace di coinvolgere chiunque: persino un filosofo tedesco che, nel 1824, scriveva: “Ho ormai viziato a tal punto il mio gusto che questo Figaro di Rossini mi piace infinitamente di più delle ‘Nozze’ di Mozart.” Si chiamava G. W. F. Hegel.

 

Grazie Guido, ti aspettiamo mercoledì 26 settembre, alle ore 19.30, alla Romanfabrik di Francoforte (Hanauer Landstr. 186 – Hof) per continuare a dialogare con te.

 

Guido Zaccagnini è nato e vive a Roma. Da più di trent’anni insegna Storia della musica ed è autore e conduttore di programmi per RAI-Radio3, RAINews24 e RAI 5.

Ha fondato e diretto l’ensemble “Spettro Sonoro” – con cui, tra l’altro, ha eseguito e registrato l’opera omnia musicale di F. Nietzsche – e l’orchestra da camera “Sinfonietta di Roma”.

Tiene regolarmente conferenze per Fondazioni quali, tra le altre, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro La Fenice di Venezia, il Maggio Musicale Fiorentino e il Teatro Lirico di Cagliari.

Ha scritto una monografia su Berlioz (“Hector en Italie”) e ha tradotto e curato libri di genere musicale per la EDT, Adelphi ed Einaudi